venerdì 10 aprile 2015

Le miniere di Fantametallo

"Le miniere di Fantametallo"
Storia e matite di Andrea "Casty" Castellan.
Chine di Michele Mazzon.
Prima pubblicazione su Topolino (libretto) 2880 : 8 Febbraio 2011 

Andrea "Casty" Castellan prosegue il filone narrativo della ricerca della "sua" Atlantide, trasportando Topolino, Pippo e l'archeologa Eurasia Tost in Inghilterra, dove il terzetto si mette sulle tracce di un'incredibile miniera sottomarina segreta di cosidetto Fantametallo, un materiale prodigiosamente indistruttibile.
Gli indizi si accumulano fino a rivelare che il Fantametallo non è altro che il leggendario Oricalco della favoleggiata Atlantide, citato per la prima volta da Platone: un metallo rossastro, prezioso quasi quanto l'oro e usato per forgiare scudi impenetrabili.
Ma il presunto filone sottomarino di Oricalco è in realtà un deposito Atlantideo, progettato per accordarsi con le energie dei flussi deelle Linee di Ley che scorrono nella crosta terrestre. E' forse un caso?
No, perchè è proprio l'apporto delle forze geomantiche dei Ley che conferisce all'Oricalco le sue prodigiose proprietà.
Lo scopre, a caro prezzo, l'avido Maestro della Società delle Lepri Viola, un'organizzazione occulta che avrebbe voluto sfruttare l'Oricalco per dominare il mondo: infatti, lontano dalle energie dei Ley, il vascello da guerra costruito con l'Oricalco finisce in briciole.
Spetta però a Topolino, Eurasia e Pippo trarre le conclusiono finali della vicenda: l'Oricalco, un tempo, era usato per rivestire i Megaliti di tutta Europa e oltre, allo scopo di sfruttare le energie di Ley a cui i megaliti stessi attingevano, e creare così una impenetrabile barriera difensiva. Purtroppo, il progetto non fu completato e Atlantide non fu quindi in grando di proteggersi dalla colossale ondata che la cancellò dalla faccia del pianeta.

Ancora una volta, Castellan (nomen omen) dimostra di essere il più mysteriano degli autori di Martin Mystère, capace di mescolare fantasia, leggende storiche e fatti documentati con un'agilità, una spigliatezza e un'inventiva seconde solo a quelle di Alfredo Castelli.
Peccato che Casty scriva invece per Topolino, perchè le sue idee sarebbero preziosa linfa vitale per la sempre meno mysteriosa collana di Martin Mystère, che a volte accampa la scusa di aver "esaurito tutti i mystèri", ma si è dimenticata di cose come l'Oricalco, e potrebbe attingere a piene mani a tutto il mondo inesplorato del retaggio di Atlantide e Mu, se volesse.
Casty è qui a ricordarcelo, con ogni sua favolosa storia Disneyana in cui avventura, mystero, divertimento e intelligenza si fondono in una narrazione coinvolgente, robusta e brillante del genere "senza tempo" che caratterizza le storie dei mostri sacri come Floyd Gottfredson, Romano Scarpa e Rodolfo Cimino.
Sempre prendendo il suo lavoro a esempio di quanto materiale non sfruttato sia a disposizione, citiamo il preludio alla vicenda del Fantametallo: Topolino e il Colosso di Rodi, storia che dà forma a potenti suggestioni epico-storiche, quando rivela la vera origine del Colosso di Rodi, ne mette in scena uno nuovo (il Molosso) e infine lo ricollega ai fasti di Atlantide (Martin Mystère si è mai dedicato alla Sette Meraviglie?).
A voler essere precisi, dovremmo dire che Martin Mystère si è occupato dell'Oricalco, ne "I Giganti di Prama", e ha persino usato la stessa idea dell'energia di Ley per cambiarne la natura: però, non solo Casty lo ha fatto per primo, nel 2007, ma il fumetto mysteriano in questione è un "Mystero Italiano" prodotto proprio da quei fan che sentivano da troppo tempo la mancanza di storie mysteriose veramente mysteriane.

Un altro aspetto da segnalare per "Le miniere di Fantametallo" è l'organizzazione delle Lepri Viola, che ricorda un poco gli Uomini In Nero, sebbene le filosofie dei due gruppi divergano: i primi vogliono usare il retaggio di Atlantide peer sfruttare il mondo, i secondi vogliono invece annientare ogni testimonianza dell'era che è stata cancellata dalla storia. Il nome pittoresco del gruppo richiama anche i gruppi di supercriminali che erano in voga nei fumetti e cartoni animato avventurosi degli anni 1970 (per esempio, le varie bande nemiche di Hurricane Polimar, a loro volta ispirate ai nemici de L'Uomo Ragno).

Oltre a essere affascinante in termini mysteriani, "Le miniere del Fantametallo" gode di un intreccio avventuroso la cui sceneggiatura fila come un treno, senza mai perdere un colpo.
L'arte di Casty è elegante, efficace, e capace di regalare visioni memorabili che si rifanno contemporaneamente allo steampunk occidentale e alla potenza nipponica di autori come Hayao Miyazaki.
Non è certo un caso che la casa editrice IDW Publishing, che negli USA ha di recente acquisito i diritti per le pubblicazioni Disney, si prepari a presentare sul suo Spotlight: Mickey Mouse proprio il fumetto d'esordio di Eurasia, ovviamente firmato da Casty: il nostro augurio è che tutta la saga atlantidea che ne deriva possa essere riproposta ai nostri colleghi d'oltre oceano, e magari presentata in Italia nel formato definitivo già dedicato a "Darkenblot" (sempre di Casty).

mercoledì 1 aprile 2015

Altreprime 2016

ANTEPRIME 2016

Il solito tran tran sconvolge la vita del detective dell'impossibile!

MM 343: LA TIGRE DI MARTINO
Un evento storico minore che non interessa a nessuno si ripercuote ai nostri giorni, quando delle persone iniziano a morire. Un divertito Travis coinvolge subito il suo amico Martin Mystère, e gli fa da spalla in una articolata indagine spezzata da flashback autoconclusivi. Quali fili legano avvenimenti messi lì per allungare il brodo? Tutte le risposte, forse, in un filler completamente inutile! Testi di Castelli con la collaborazione di Mignacco e Lotti, disegni di Romanini.

MM 344: LA MUMMIA RITROVATA
Nel 1996, il Buon Vecchio Zio Marty era stato coinvolto in una delicata indagine a base di spionaggio, al termine della quale un enigma era rimasto insoluto: la mummia del popolo nomade de "Lo spirito del tatuaggio" era sembrata essere quella di un personaggio celebre, ma il BVZM, impegnato a giocare a Crash Bandicoot 2, non aveva avuto il tempo di rivelarne l'identità. Nel 2016, un arto della mummia viene rubato e recapitato al detective dell'impossibile. Contemporaneamente, a molte miglia di distanza, una nota ex europarlamentare italiana viene divorata da un alligatore uscito dalle fogne di Milano. Ma l'autopsia rivela un particolare sconcertante: la vittima non era chi diceva di essere. È solo l'inizio di una lunga vicenda, che vede Martin Mystère e lo ieratico ispettore Travis in trasferta (senza permessi) in Italia, impegnati a seguire le tracce della rediviva Anonima Estinti Eccellenti fino alla città dei fiori, per poter finalmente dare questa mano all'unica, vera Zingara. Testi di Paolo Belli con la collaborazione dei Ladri di Biciclette, disegni di Luigi Coppola.

BENTORNATI IN ZONA (X): IL SUPERMARKET DELLE RELIGIONI
Scherzo! Non esce neanche stavolta.
Come se ciò non bastasse, l'impossibile diventa realtà: anche il resto del numero non si presenta in edicola. Dove sarà? Forse in quella regione, a metà tra la luce e l'oscurità, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere? Chissà. In compenso vi ripresentiamo i primi due numeri, di cui abbiamo ancora abbondanti copie, in un "combo pack" incellophanato e sovraprezzato. Non fateveli sfuggire!

MM 345: MARTINO 3D
Un nuovo albo del mitico Paolo Morales, illustrato da Alfredo Orlandi. All'università, ove è andato a trovare il suo pupillo ex spacciatore di droga analfabeta ora ricercatore precario, Martin ritrova i due protagonisti di "L'uomo senza memoria": i due ex hacker ora sono docenti di Criptografica fuori ruolo e sono al lavoro su un progetto del celebre professor Arnabaldo Giribaffo, gelosamente custodito nella villa del barone. Qualche sera più tardi, i due telefonano, preoccupatissimi, al BVZM, e poco dopo sembrano scomparire misteriosamente. Secondo uno sbrigativo ispettore Travis, i due non sono mai usciti dalla villa di Giribaffo. Al detective dell'impossibile non resta, dunque, che inoltrarsi nella enigmatica abitazione e perdersi in una impossibile vicenda a tre dimensioni, dai connotati quasi fantasy.

MM SPECIAL 32: APPUNTAMENTO AD ISLAND OAKS
Anche quest'anno lo "Special" ripesca personaggi e trame del passato, rovinandovene il ricordo. Martin, Diana e Java decidono di prendersi una vacanza e si recano ad Island Oaks, sull'isola di Cedar Key (Florida). Ma anche Tower e famiglia optano inconsapevolmente per la stessa decisione. E così Brody. E Angie. E Dee & Kelly. E persino Travis, stanco di essere escluso dagli "Special" estivi. Tra gli immancabili equivoci e le altrettanto immancabili gag, l'atmosfera giocosa lascia presto il passo ad un'altra, ben più lugubre: nel resort, infatti, si aggira anche una misteriosa figura legata all'universo dei Tarocchi, e che preme per portare i protagonisti in un preciso luogo e in un preciso momento. Che sia la personificazione della "coincidenza Mystère"? E quale ruolo svolgono "il segno di Venere", "la fortuna di Brody", il "Tempo di Tower", gli antenati di Dee & Kelly e Mabus in tutto questo? E perché Island Oaks si trova sull'isola sbagliata? Una sclaviana storia di Recagno e Torti.

MM Presenta 12: LES MILLE ET UNE MONDES DE MARTÉN MISTERO
Cosa interessa meno ai lettori di fumetto italiani dei fumetti francesi? Ecco dunque una rassegna completamente dedicata ai cugini d'oltralpe del BVZM! Si comincia con "Les aventures de Mar Tin: Lo scettro di Otto Kranz" (di Castelli e Filippucci); ancora Filippucci è chiamato a illustrare "Trave & Martiner: Le tre tasse del professor Amato", su testi di Recagno; seguono il preistorico "Jawhan" (di Recagno e Esposito Bros.), il futuristico "Mystérian & Lombardette" (con l'episodio "Metro Milanéss, direzion...cazzo, Bea! Dovevamo prendere la verde", di Mignacco e Alessandrini) e l'insolito team-up "Mysterix & Umpah!-Puah!" firmato Castelli & Nisi. Chiudono l'albo un breve omaggio a Jean Giroud in arte Moebius di Alessandrini e uno, più cospicuo, dedicato al fumetto francese contemporaneo, sempre più originale e appassionante: "Le chevalier qui dort", di Castelli & Cardinale.

MM 346: IL MAESTRO
Cosa spinge l'uomo ad incatenare, per anni e anni, legioni di infanti a seggiole sbertucciate e a banchi scarabocchiati, chini su tonnellate di tomi scritti dagli Uomini in Nero? È il nuovo mystero cui è chiamato a rispondere l'ispettore Travis - il quale, però, terrorizzato dall'idea di dover tornare a scuola, passa subito la palla a Martin Mystère - quando la giovane insegnante Mary Montessor viene trovata morta nella sua abitazione, assassinata da quella che sembra una enorme bacchettata sulle nocche. In casa della donna, Martin nota subito un misterioso artefatto, che gli ricorda qualcosa di sfuggente: lo scarabeo di Ara Tutna... Con l'aiuto di uno sceneggiatore del celebre serial tv "Doctor Who" e di un personaggio che i vecchi lettori del "Corriere dei Ragazzi" saranno certamente lieti di rivedere all'opera, Martin Mystère cercherà di scoprire se la Storia è andata realmente come riportano i libri scolastici... Un racconto completo di Luigi Mignacco e Sergio Tuis.

Storie da Altrove 19: IL GATTO CHE MANGIO' IL TOPOLINO CHE AL MERCATO IL PADRE COMPRO'
1480. Giovanni Francesco Straparola, futuro ideatore della fiaba del "gatto con gli stivali", nasce a Caravaggio. 1571. Michelangelo Merisi non nasce a Caravaggio, ma i suoi genitori sono nativi di lì. E si chiamano Fermo e Lucia. 1928. Walt Disney, stimolato dalla presenza di un piccolo roditore nel suo studiolo, crea il celebre Topolino. Contemporaneamente, a migliaia di centimetri di distanza, Otto Messmer e Pat Sullivan, i creatori del gatto Felix, iniziano misteriosamente a sudare freddo. Nel mentre, una misteriosa figura armata di flauto e della quale sono visibili solo gli stivali e il sorriso sardonico, si aggira per gli States radunando animali e bambini. Cosa accade negli Stati Uniti, oltre all'avvicinarsi dello spettro della crisi economica? È quello che si domandano anche Harry Houdinì e Olimpia, coadiuvati per l'occasione dal celebre illustratore Arthur Rackham, impegnati a risolvere un enigma vecchio come il mondo, intimamente legato all'essenza della narrazione, della Natura e della Vita, e a ciò che, da sempre, i padri comprano ai figli per impedire loro di essere divorati dall'età adulta.

MM 347: LATITUDINE ZERO
Polo Sud. Un esausto ispettore Travis cammina, solo e infreddolito, per i ghiacci polari. Poco prima di perdere i sensi, riesce a pronunciare due sole parole: il nome del suo amico Martin e un'altra, decisamente non adatta ad una pubblicazione "per famiglie". Ma cosa ci fa Travis a longitudine zero? È quello che si domanda anche il detective dell'impossibile Martin Mystère, che in Gabon attende il suo amico ispettore: "Eppure gliel'ho detto più volte, prima di partire: andiamo a latitudine zero, non a longitudine. Mi aveva detto di avere capito. Chissà cosa gli è successo". Un inesplicabile enigma orchestrato da Alfredo Castelli e Giulio Camagni.

ANNI 30: LA MISTERIOSA CHIAPPA DELLA REGINA MOANA
Questa è una storia dominata dalla nebbia. Avevamo lasciato il Martin Mystère degli anni '30 alternativi a cavalcioni di un razzo, sotto lo sguardo di un malizioso Java (alternativo anch'egli): lo ritroviamo ora - assieme agli amici e ai nemici di sempre - sul pianeta Okki Finokki, i cui abitanti non ricordano mai nulla, nemmeno gli aspetti più naturali della vita, come andare al bagno o fare all'amore. Il prof. Lepis Masaaakkharin mette a disposizione la sua inestimabile wünderkammer zeppa di dispense popolari, libri e film, curiosamente quasi tutti a tema erotico, ma il pezzo più importante della collezione, trafugato da una spia nemica, si trova in possesso di Moana, regina del pianeta Necron, la quale ha provveduto ad installarlo là dove non batte mai il sole. Ma bisogna fare presto: la gigantesca "Verga di Aronne" si avvicina... con l'aiuto degli avventurieri Ciro e Franco e Villa, Martin, Angie, Tracey e Orloff devono, loro malgrado, gettarsi nuovamente nella più pura e incontaminata avventura!
Un racconto "dieselpunk" di Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini.

MM 348: YOGURTAMA!
Martin Mystère è tranquillamente seduto sul divano, intento a divorare un dietetico yogurt, dinanzi ad un soporifero documentario dedicato alle strutture subacquee giapponesi. D'un tratto la trasmissione sembra lasciare spazio ad una misteriosa spirale, e d'improvviso il BVZM si addormenta, con il barattolino di yogurt che cade e gli sporca tutta la camicia. Allarmata, Diana chiede subito aiuto a Travis, ma questi, peraltro stizzito dalle continue tragedie che provengono da questa famiglia, nulla può contro il novello Rip Van Winkle. Intervengono allora gli agenti di Altrove, che trasferiscono il dormiente nella base, ove scoprono che la sua attività cerebrale è attiva. Dopo vani tentativi, Martin si risveglia da solo, in un sussulto, come se, russando fortemente, si fosse strozzato con la saliva. E rivela che... niente, si era solo abbioccato. Ma, tra un sogno e l'altro, s'è ricordato che deve ancora cercare Orloff. Solo che non ha mai tempo, accidenti. Ma promette che appena ha un attimo libero, si mette lì e lo cerca, dovesse smuovere mari e monti. Ora però gli fa male la schiena e avverte un fastidio alle orecchie, come se qualcuno gli avesse urlato forte nei timpani, e quindi preferisce prendersi un periodo di riposo. Un nuovo, avvincente episodio dell'epopea ideata da Carlo Recagno ed illustrata dagli Esposito Bros.

venerdì 27 marzo 2015

Studi per "Antartide: Ora Zero"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta gli studi per Antartide: Ora Zero.

Negli ultimi giorni di Atlantide e Mu, in una cittadella scientifica situata nel verde continente che diventerà l'Antartide, la Doppia Teoria Del Tutto è stata unificata!
Mentre il famigerato Satellite attacca dallo spazio, un'Arma Finale psico-spirituale piomba sulla cittadella, e nemmeno la forza combinata di Ameera e Torn è sufficiente per fermarla.
Ma perchè c'è un secondo Torn? Da quale luogo di questo (o un altro) universo proviene?

E' l'anello mancante delle avventure di Torn e Ameera, che chiude la loro epopea atlantidea e dà inizio ai loro viaggi verso la nostra epoca.

Arte di Darko Bogdanov.





martedì 3 marzo 2015

L'impero sottozero

"Topolino e l'impero sottozero"
Storia e arte di Andrea "Casty" Castellan
Prima pubblicazione su Topolino (libretto)3092 : 3 Marzo 2005

Andrea Castellan, detto Casty, è un autore Disney completo che, da tempo ormai, si è fatto notare per l'elevata qualità della sua produzione, caratterizzata da una conoscenza filologica della vastissima narrativa disneyana più matura, oltre che dalla capacità di rivolgersi contemporaneamente a diverse fasce di pubblico, in una sintesi di ingenuità apparente e studio ragionato che appagano tanto i bambini quanto i lettori più smaliziati.
Esperto conoscitore delle radici avventurose di Topolino, Casty opera un programmatico ritorno a queste stesse radici, con storie ad alto tasso di azione spettacolare e vivace inventiva, in cui la classicità si coniuga senza soluzione di continuità con le declinazioni più moderne del genere, a dimostrazione dell'esistenza di archetipi narrativi capaci di rendere immortali certe avventure (una fra tutte, citiamo il suo spettacolare ciclo di Darkenblot).
Autori leggendari come Floyd Gottfredson, Romano Scarpa, Rodolfo Cimino, Giorgio Pezzin, Joe Siegel sono solo alcuni dei "giganti" del genere a cui Casty si rifà, in maniera sempre dichiarata, facendobe propri gli stilemi e rielaborandoli in una narrazione personale che affronta la modernità senza essere vincolata da essa (in parole povere, tutti sono capaci di scrivere un'avventura Disney coi personaggi che si dibattono intorno a Twitter o Facebook, ma solo Casty riesce a trattare l'argomento delle tecnologie moderne di comunicazione senza condannare la propria storia a divenire irrimediabilmente obsoleta nel giro di pochi anni).
Per molti versi equiparabile ad Alfredo Castelli nella sua ecletticità fumettistica, Casty gli si affianca ora anche nella scelta delle tematiche mysteriose e dei raffinati collegamenti mysteriani a cui nessuno aveva mai pensato: in "Topolino e l'impero sottozero", serializzato in questi giorni su Topolino libretto, Casty affronta infatti la vicenda di Agarthi, città fondata dagli Iperborei e nota in tutte le culture con nomi diversi, ipotizzandone una tecnologia "glaciale" collegabile alla storica ondata di freddo dell'inverno 1709.
Lo stile della narrazione e la presenza programmatica di Atomino Bip-Bip fanno immediatamente pensare ai classici dell'avventura mito-storica di Romano Scarpa, e la presenza dell'antiquario Nataniele Ragnatele de Topolino e Bip Bip alle sorgenti mongole ne dà la certezza assoluta. Di quella storia fanta-antropologica, scritta in perfetto stile mysteriano prima ancora che Martin Mystère esistesse, Casty recupera anche la tecnica della narrazione per "immagini archeologiche", poi fortemente sfruttata anche da Martin Mystère: epoche mai sognate e animali dimenticati rivivono come la regina Kalhoa riviveva nei pittogrammi de Topolino e la fiamma eterna di Kalhoa (storia che è ben nota anche Umberto Eco, il quale col suo "Il pendolo di Foucault" ha a lungo influito sulla produzione Mysteriana, chiudendo il cerchio).
Come ciliegina sulla torta, la simmetria tra Castellan e Castelli si completa con la impossibile e alternativa tecnologia glaciale di cui facevano uso gli Iperborei: che si tratti di Atlantide o della civiltà di Tunguska, non c'è idea più affascinante di quella del popolo scomparso che possedeva conoscenze che noi nemmeno possiamo immaginare.
Come si evolverà questa vicenda e quanto si discosterà questa Agarthi da quella di Ku Humi e Martin Mystère?

domenica 22 febbraio 2015

Recensione: Martin Mystére n. 337, “Il giocatore di scacchi”

Martin Mystére n. 337
"Il giocatore di scacchi"
Sergio Bonelli Editore
Febbraio 2015

Storia di Alfredo Castelli ed Enrico Lotti. Arte di Rodolfo Torti.

La nuova fatica di Alfredo Castelli è realizzata secondo l’ormai rodato metodo del “BAU” (business as usual) che lo stesso Castelli ha esplicitato nella consueta (e rassicurante) anteprima annuale delle proposte editoriali del Martin Mystère di quest’anno.
L’apertura propone un inizio piacevolmente classico e rilassante, in cui un erudito Martin Mystère indulge nel nozionismo relativo alla storia degli “automi” che giocano a scacchi. La sequenza introduttiva si conclude in modo un po’ monco, per la mancanza quasi totale di collegamenti con gli sviluppi più recenti sull’argomento (e dato il vero tema della storia, questi sarebbero stati opportunamente pertinenti), ma la narrazione rilancia subito, mettendo in tavola la carta dell’intreccio storico con vicende “segrete” e alternative.
Purtroppo, Castelli sembra perdere rapidamente interesse nella vicenda relativa ai personaggi storici più famosi che il “Gabinetto Nero” austriaco avrebbe voluto manipolare, e sposta quindi la narrazione sul versante investigativo contemporaneo, dedicando grande spazio al misterioso legame tra alcuni fatti di sangue più o meno recenti e la storia della famiglia di “nani” che, sin dai tempi della creazione dell’automa scacchista noto come il “Turco”, si prende cura di un congegno letteralmente mysterioso che costituiva la vera essenza dell’automa. E’ una sequenza lunga e articolata, intervallata da classiche situazioni in apparenza scollegate, e arricchita da una grande umanità e maturità dei personaggi coinvolti: non solo Travis e Martin, ma anche quelli secondari come la vedova Wagner.
Tra le citate sequenze “secondarie”, che non vedono Martin come protagonista, sorprendente e inattesa è quella narrata in prima persona da una voce non identificata: sebbene la “narrazione nella narrazione” sia uno dei punti di forza della qualità letteraria dei lavori di Castelli, questo caso risulta atipico perché la narrazione non è calata nel solito contesto, e non sembra nemmeno rivolta a qualcuno in particolare (invece lo è, ma poco importa). Per molti versi, sembra quasi una sequenza influenzata dal fumetto USA (o dalla narrazione cinematografica, per chi non è abituato al medium cartaceo), ibridata con lo stile mysteriano della rilettura della storia della civiltà attraverso un’ottica insolita. La singolarità della situazione è confermata proprio quando finalmente il proprietario della voce si rivela essere nient’altro che l’anonimo congegno mysterioso: la sua esistenza millenaria di Intelligenza Artificiale impone un collegamento con le civiltà dell’epoca di Atlantide e Mu (o delle precedenti stirpi), ma Castelli concede solo un fuggevole istante a questo aspetto della storia, lasciando alla fantasia del lettore il compito di capire quali fossero gli scopi originali di questo congegno, perché avesse capacità telepatiche, se fosse senziente sin dall’inizio, e perché si sia evoluto in modo maligno. E’ purtroppo un autogol, però, perché genera un buco narrativo non irrilevante riguardo ai fattori scatenanti degli eventi di questa vicenda che, come vedremo nel finale, risultano un po’ grotteschi.
Dopo aver lontanamente alluso ad altre tradizioni di proto-automi come i Golem, la storia prosegue quindi sui binari molto canonici dell’I.A. monoliticamente malvagia che persegue un piano ragionevolmente idiota.
Per certi versi, la connotazione autoreferenziale di questo congegno onnisciente ma incapace di concepire “gli altri” ci fa pensare alla finezza con cui lo sceneggiatore USA Kurt Busiek aveva trattato l’entità informatica “Construct” nei fumetti della DC Comics, in particolare in JLA: Syndicate Rules, dove si insiste molto su come la formazione di una coscienza dipenda dall’interazione con altri esseri simili a noi.
Purtroppo, il trattamento che viene riservato all’IA Scacchista è invece più simile a quello di un telefilm degli anni 1980, tipo “La donna bionica” o “Supercar” (e chi si ricorda a che episodi alludiamo può partecipare al quiz). E’ un peccato, perché l’idea di fondo è stata anche ripresa e gestita meglio da telefilm più recenti, tipo il nuovo BattleStar Galactica e il suo preludio di Caprica, dalle cui riflessioni sull’intelligenza artificiale si sarebbe potuto trarre ispirazione.
Nel tempestoso finale, la battaglia tra macchine edili fa un po’ Jurassic Park cyberpunk, un po’ Transformers e molto telefilm anni 1980 (di nuovo), ma si salva per la volontà abbastanza simpatica di “chiudere il cerchio”: l’interfaccia del programma che può risolvere la situazione è, infatti, basata su un antenato “atlantideo” del gioco degli scacchi, che solo l’intuito e la prodigiosa memoria di Martin possono risolvere. Tutti i “perché” relativi a questa simpatica trovata finale, però, restano senza una risposta, e non sembra esserci nessun motivo intuitivamente logico per cui l’IA abbia un’interfaccia basata su scacchi Atlantidei (e per caso, millenni dopo, sia divenuta parte di un automa scacchista): e così, questa falla narrativa trasforma la trovata inizale in una imbarazzante forzatura posticcia. Altrettanto forzata risulta la situazione scatenante del “giallo” su cui Martin e il macchiettistico DoppioTì Travis indagano: se l’IA atlantidea desiderava un corpo tecnologicamente avanzato, perché ha voluto che il pensionato Wagner costruisse una replica dell’automa “Il Turco”? Cosa sperava di ottenere, facendosi nuovamente impiantare in quella sorta di pupo siciliano meccanico?

Anche così, però, la storia non riesce a lasciare un vero amaro in bocca: c’è solo il già citato “BAU”, l’alzata di spalle di chi resta rassegnatamente indifferente, probabilmente perché questo fumetto è sceneggiato e sviluppato in modo da sembrare solido e lineare (ma non a una seconda analisi), oltre che rassicurantemente classico. Lo stesso vale per l’arte di Rodolfo Torti, che in questa prova risulta al di sopra della media calante degli ultimi anni: maggior rigore grafico, maggior documentazione visiva, maggiore attenzione alle inquadratura (gli si possono perdonare alcune immagini spudoratamente riciclate, come quella della biblioteca, ripetute col copia&incolla, magari con la semplice aggiunta di Martin e Java), anatomie opinabili e figure umane assai sciatte (ma non stavamo dicendo che era meglio del solito? Vabbe', almeno la vedova aveva un aspetto diverso dai suoi abituali personaggi). 
Tutto ciò, insieme all’assenza del caos narrativo che caratterizza la produzione contemporanea di Castelli, spinge a pensare che l’apporto di Enrico Lotti a questo albo sia consistito in una ferrea supervisione narrativa e grafica, che ha mantenuto entrambi gli autori sui binari della coerenza e della consistenza. Non a caso, tutta la produzione Mysteriana di Lotti sembra essere altrettanto stabile e metodica: solitamente priva di guizzi e sorprese, ma sempre piuttosto attenta e scrupolosa nella costruzione della vicenda (e in effetti “La signora delle vipere” è uno dei rassicuranti horror cerebrali preferiti da chi scrive).

Copertina C per "Il vangelo a doppio taglio!"

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta la copertina C della miniserie Il vangelo a doppio taglio!.

In che guaio s'è andato a cacciare, Martin Mystère, adesso che persino Dean Winchester può usare il Murchadna contro di lui?

Non temete, questa è solo una metafora del tema effettivo della storia, e cioè il mistero delle Lame Angeliche. O forse è proprio Dean che può usare qualsiasi arma mistica a suo piacere, ignorando le regole del cosmo?

Per la prima volta, arte di Ruggero Cusimano.
Supervisione di Luca Salvadei

Tutti gli altri episodi e l'arte extra qui: indice della serie Get A Life.

sabato 14 febbraio 2015

GaL #37-38 - The Double Edged Gospel! (Parts 3 & 4)

Get A Life (the fancomic miniseries NOT presented by Martin Mystère) presents the double-sized conclusion of The Double Edged Gospel! in English.

Alongside the puzzling Winchester Brothers, Martin Mystère must find a way to save his own life from the blood-thirsty Angels, by unveiling the secrets of the mystical Temple Of Fire that hides among the ruins of the Iranian archaeological site known as the Throne Of Solomon!
As if this weren't enough, the Apocalypse looms above the orizon, as a war between Angels is fueled by new weapons! And how will Castiel and Dylan Dog fit in all this?



Art by Lucas Ferreira Santos.
English edits by Zac DeBoard
Story & lettering by Franco Villa.

Want more? Here is the Get a Life! episode index.