domenica 22 dicembre 2013

Buone feste dallo staff di Get a Life!

Tre autori di Get A Life (cioè Seb, Ibai e Franco), un artista fan di Martin (Luca Bovo) e un'artista cinese fan dei Transformer (Lau) hanno unito le forze per produrre una versione moderna di "Un canto di Natale", interpretata in chiave Italianamente gretta e cinica. Ed eccola qui (disponibile anche in PDF e anche in inglese), con i loro migliori auguri.

[Recensione] Martin Mystére n. 330 - 'Il matrimonio di Sergej Orloff'

E' in linea su PostCardCult (il sito che dedica un'intera sezione a Martin Mystère e all'aMyS) la recensione di Martin Mystére n. 330 - 'Il matrimonio di Sergej Orloff'!

Fai click sul link o sul'immagine seguente per scoprire quanto epocale è questo albo che rilancia il mistero di Sergej Orloff, del Murchadna e della sua conflittuale amicizia con Martin!

Che ne sarà di Monique? Chi è veramente Kenzo dell'organizzazione giapponese nota come "Il Centro"? Cosa vuole questa volta Morgana?
Spettatori allibiti di questa vicenda saranno Diana Lombard, Java, Travis, Aldous Morrigan e Max Brody, in un vortice di rimembranze, segreti mai rivelati della battaglia alla Città delle Ombre Diafane, nuovi luoghi mysteriosi come Yonaguni, il ritorno di Atlantide e Mu e altro ancora!

giovedì 12 dicembre 2013

Get a Life n. 24 - T-Rex Tremendae Maiestatis (versione italiana)

Get A Life, la serie NON presentata da Martin Mystère, presenta l'episodio n.24 di Dicembre 2013, T-Rex Tremendae Maiestatis.
Anni fa, Martin Mystère visitava una valle africana in cui era sopravvissuta una eterogenea selezione di dinosauri di diverse ere, tutti rappresentati nello stile tipico dell'epoca. Da allora, le nostre conoscenze sui dinosauri si sono ampliate e approfondite: il che significa che è tempo che quella valle perduta riveli altri dei suoi segreti.
Beverly Howard Carter non era disponibile per farci da guida, per cui abbiamo chieso ad Ameera Nagdala. Esatto: se la valle ospita creature preistoriche, allora deve essere esistita sin dai tempi di Atlantide. Martin Mystère non lo ha mai considerato, ma essa è uscita illesa dalla catastrofe globale che ha spazzato via interi continenti e civilità: come ci è riuscita?
Nella serie ufficiale, il riferimento principale di questa avventura è costituito dalla maxi saga di Martin Mystère nn. 56-57-58 ("Magia africana", "Il risveglio del dinosauro", "La valle perduta"), vicenda ambientata in Africa che ha visto Martin ritrovare la collega scomparsa Beverly Howard Carter, in una valle dalla gravità alterata in cui dinosauri di diverse epoche sono sopravvissuti all'estinzione (e alla catastrofe di epoca Atlantidea) per giungere ai giorni nostri, istaurando una problematica convivenza con una tribù autoctona dimenticata.

Attenzione: il nostro blog presenta in contemporanea anche la versione in inglese (cosa mai accaduta), la quale è a colori (cosa ancor meno accaduta). Se avremo un riscontro adeguato, nel 2014 proporremo un "Color Test" in formato PDF con la versione ITALIANA A COLORI di ben due storie pubblicate originariamente in b/n, per cui fateci sapere (oppure no).


Per la prima volta: disegni di Vesna Nichevska Saravinova, alias Morgana.
Copertina di Damiano De Gaspari.
Storia e lettering di Franco Villa.
Supervisione di Luca Salvadei e Cristian Di Biase.

GaL #24 - T-Rex Tremendae Maiestatis (English version)

Get A Life (the fancomic miniseries NOT presented by Martin Mystère) presents T-Rex Tremendae Maiestatis in English (well, duh).
Years ago, Martin Mystère visited an african valley which hosted a whole prehistoric ecosystem, including a vast selection of dinosaurs from different ages--all of them drawn in the 1980s style. Since then, our knowledge of dinosaurs has evolved and grown wider and deeper--and this mean that the Lost Valley is ready to reveal more of its dark secrets!
Beverly Howard Carter was not available for a tour, so we had to ask another lady--namely, Ameera Nagdala. No surprise here: if the valley hosted prehistoric creatures, then it had to exist in the Atlantean age as well. But how did it survive the same armageddon which swept away civilizations and continents? You'll find out right now!


For the first time: lineart by Vesna Nichevska Saravinova, aka Morgana.
Colors by Al.
English edits by Zac DeBoard.
Cover art by Damiano De Gaspari.
Story &lettering by Franco Villa.

[Recensione] MM 311 “L’orizzonte degli eventi "


Martin Mystére 311
"L’orizzonte degli eventi”

Di Paolo Morales e Giancarlo Alessandrini
Ottobre 2010

Pur vantando l’arte di Giancarlo Alessandrini, per di più poco addomesticata dalla redazione, questo albo si rivela deludente. La storia ruota intorno a una leggenda metropolitana, se così la si può definire, ma è sviluppata ignorando gli aspetti più noti della fisica dei buchi neri, nonostante si vanti l'apporto di presunti consulenti universitari esperti del tema. Lungi dall’essere monodimensionale, il mini-buco nero che un esperimento del CERN genera in questo fumettone si rivela essere una massa spugnosa in rapida espansione, che "inzuppa" la Terra, allargandosi a macchia d’olio, proprio come se si trattasse di inchiostro su carta assorbente. Lungi dall’avere un pozzo gravitazionale spaventoso, questo buco nero coesiste col paesaggio, coi veicoli umani, con ogni cosa. Lungi dallo sprofondare al centro della Terra per inghiottirla progressivamente, questo buco nero si mantiene apparentemente in superficie, dilagando senza causare sconvolgimenti geologici a catena. Sembra quasi che gli unici effetti che esso causa siano quelli compatibili col film 2012 di Roland Emmerich, quasi che l’unica ragion d’essere di questo fumetto sia replicare qualche scena catastrofista (opportunamente modificata) di quel film, inserendovi a forza una selezione innocua del cast di Martin Mystère. A parte le facce e i nomi di costoro, infatti, non c’è molto altro che giustifichi l’appartenenza di questa storia alla serie di Martin Mystère: citiamo per esempio Agarthi, Altrove e l’organizzazione degli Uomini In Nero: qualche loro rappresentante c’è, ma nessuno sembra capace di affrontare questa emergenza planetaria, nonostante la vastissima messe di risorse a loro disposizione. Non diciamo che la debbano sconfiggere, ma potrebbero "controllare i danni", per esempio organizzando un esodo di massa della popolazione (e non serve spiegare dove, vero?). Questo aspetto è totalmente assente dalla trama, confermando la superficialità dell’approccio al tema già annunciata con la raffigurazione del buco nero (tanto che sarebbe stato opportuno dargli un nome diverso, almeno per salvare la faccia di un fumetto che vorrebbe stare dalla parte del CICAP e diffondere solo verità scientifiche). Superficiale è anche la soluzione della catastrofe: non tanto per il tema stra-abusato del viaggio a ritroso nel tempo per evitare che l’evento si verifichi, quanto per il metodo scelto. Alcuni astronauti, miracolosamente scampati al disastro, trovano casualmente alla deriva nello spazio alcune barre composte di un materiale più denso del buco nero: gettandole nel buco, riescono a farle tornare nel passato per fungere da avvertimento. L’assurdità della fisica descritta va oltre ogni limite, perchè ignora anche la logica più banale: le barre in questione, per essere più dense di un buco nero, dovrebbero essere a loro volta buchi neri; e invece vengono manipolate senza problemi dagli astronauti. La Terra, divenuta un unico buco nero a tre dimensioni e di volume invariato, dovrebbe avere un’attrazione gravitazionale capace di devastare l’intero sistema solare; invece non interferisce nemmeno col volo dello space shuttle della sequenza finale. Vorremmo sorvolare, ma un conto è una leggera forzatura, per la quale esiste la suspension of disbelief; un altro conto è stravolgere radicalmente la definizione stessa di un classico della fantascienza (per ottenere cosa, esattamente?).
Come è superficiale la gestione della (debole) trama, altrettanto superficiale è la gestione dell’universo di Martin Mystère e, soprattutto, del motivo per cui la salvezza possa provenire solo dal protagonista: solamente il Murchadna di Martin può far evaporare il mini-buco nero. Per soddisfare i requisiti minimi, Orloff viene messo in scena (e poi scaricato), ma si omette del tutto di spiegare perchè non possa essere utilizzato un qualsiasi altro Murchadna in mano a una qualsiasi delle numerose organizzazioni presenti nella serie: in più di un caso sono comparsi personaggi a conoscenza dei Murchadna, per non dire di un certo deposito con numerose armi di questo tipo. E' difficile credere che, di colpo, tutte queste risorse siano inaccessibili (e ancor peggio, non ve ne siano altre). Sempre a proposito di gruppi di potere, organizzazioni tentacolari e popoli segreti, la serie ne contempla moltissimi: eppure, nessuno di essi interviene per combattere una minaccia che li spazzerà via tutti. O forse è meglio dire che la storia non è interessata a metterli in scena o anche solo a considerarli: preferisce invece dipingere un universo totalmente non-mysteriano, come se in verità Martin fosse uscito dal "suo" mondo per entrare in quello “normale” di 2012, dove il paranormale non esiste. Esaurite le scene catastrofiche riempitive, nelle pagine che avanzano, si sceglie di concentrarsi su scene simil-piccanti e voyeuristiche, oppure di calcare il piede sul pedale della retorica strappalacrime.
Nel finale della storia, anche il “tema sociale”, inserito smaccatamente a forza, viene risolto con la stessa superficialità con cui è stato gestito: il “poliziotto cattivo”, stereotipo vivente così spudorato da essere ridicolo, si auto-denuncia durante il processo, dichiarando cose abominevoli che egli sa benissimo causeranno la sua rovina. Con buona pace delle forze dell’ordine e del vero problema di chi sorveglia i sorveglianti, dato che l’epilogo regala la falsa illusione che la giustizia si ottenga attendendo che i pesci piccoli si rovinino spontaneamente dopo essere stati convocati in tribunale.

E ora che abbiamo completato la critica all’albo, segnaliamo la discussione sul forum di Agarthi e ci esibiamo in una variante buffonesca e sghignazzante della recensione stessa, basata su una trama parodistica che era stata ideata per la saga a fumetti di Get A Life!


Non tutte le storie riescono col buco

Strilli di copertina! Annunci in piazza! Questa storia si avvale della consulenza di alcuni tizi che si intendono di fisica e ci campano, tipo dottoroni di un qualche non meglio precisato ente con sede a Roma, oppure anche no, che forse invece passavano solo lì davanti ben vestiti e qualcuno li ha scambiati per luminari della materia oscura.
Embè, comunque sia, che c’è di strano? E’ Martin Mystere, mica Soldino: l’ampia documentazione è all’ordine del giorno. O forse lo era, visto che adesso lo si annuncia come una nouvelle extraordinaire. D’altra parte, excusatio non petita…sarà mica un tentativo di mettere le mani in avanti e di pararsi il buco nero (quell’altro)?

Per cercare di scoprirlo, uno si cimenta nel leggere la storia, facendo attenzione a quello che c’è nelle didascalie, che però non ci sono. Ma come, non era questa la serie famosa per le sue spiegazioni noiose? Mah, si vede che la consulenza degli insigni non poteva essere condensata in poche righe.
E così, Martin Mystere si fa stirare da un taxi durante una faccenda di riflessione sociale sul degrado urbano da poster delle belle intenzioni, che non si vede cosa c’azzecchi con il resto della storia, ma che c’entra? E’ come infilarci tre pagine di Shakespeare scelte a caso per tirare la quota obbligatoria e dire che è cultura, quindi va bene – ehi, ma eccola, la cultura! Solo che è quella sbagliata.
Ed ecco che, nel mentre, succede qualcosa che non c’azzecca nulla né con la denuncia sociale, né con il bardo immortale né con niente: sarà mica proprio questo il tema dell’albo?
Non si sa, ma intanto quei simpatici pasticcioni del CERN ne combinano un’altra delle loro. E cosa mai sarà? Dimenticano un lattina sui binari invalidando sei mesi di esperimenti? A Luigi si è rotto l’orologio e quindi credono che i neutrini corrano più veloci della luce?
Macchè: questa volta riescono a mandare in porto un esperimento. Roba mai vista, da fantascienza, da futuri alternativi, da puro fantasy con pegasi, folletti e rane magiche. E cos’è che succede, guarda un po’ te? Ma naturalmente, succede quello che da anni rimbalza sulle rubriche scientifiche estive dei quotidiani a corto di notizie e in cerca di emozioni facili per i lettori. Persino Valerio Evangelisti ci aveva fatto un pensierino, ma poi ha preferito scrivere un romanzo vero.
Ma tant’è: succede che l’esperimento genera un mini-buco nero nel CERN (o lo apre? I buchi neri si aprono? Si scavano?) che gli scienziatoni provvedono con grande solerzia a mettere al sicuro.
Al sicuro? E come lo si mette al sicuro, un buco nero? Ma semplicemente gli si assegna una stanza e gli si dice di stare lì dentro, e magicamente questo cugino It in versione svizzera obbedisce.
Curioso, verrebbe da dire: un buco nero che non assorbe niente, nemmeno le molecole dell’atmosfera circostante: non c’è risucchio, non c’è alterazione della gravità, non c’è niente. E’ proprio come una nuvoletta fantozziana che se ne sta lì a incombere non-minacciosamente. Ma è un fantolino, deve ancora crescere e farsi le ossa, no? Crescere? I buchi neri crescono?
C’è la consulenza dei dottoroni dietro questa storia, per cui sarà così che funzionano le cose. Io non ne ho mai visto uno di mini-buchi neri, per cui mica posso dire che non è vero. E voi?
Di certo questi signori, rimasti rigorosamente anonimi (sicuramente per preservarsi il cadreghino statale), forniscono consulenze di qualità, roba da tunnel del Gran Sasso, da mandare in estasi gli addetti stampa (silurati) della ex-ministra Gelmini e candidarli al Nobel per la Fisica (che almeno loro avevano fatto tutto da soli).
Sicuramente c’è la scusante. Troppa coda alla vaccinara? Una pajata pesantina, seguita da polenta e luganeghe per celebrare qualche comunione geografico-politica stile Bossi-Polverini? E chi mai avrà imboccato chi, questa volta?
Non si sa, ma si spera che almeno lì il buco giusto l’abbiano infilato, perché sarebbe l’unico di tutta la vicenda.
Curiosamente, il buco nero si espande ovunque, senza che nessuna delle n-mila potenze mondiali mysteriose muova un dito: Agarthi, Altrove, gli Uomini In Nero, la setta di qui, gli alieni di là, i maghi, i santoni, il piccolo popolo, i mostri, Cthulhu, le cartomanti unite e chiunque altro. Guardavano tutti dall’altra parte quando è successo.
E crescendo, il buco nero inzuppa la carta circostante, ma continua a non risucchiare un bel niente. Ops, abbiamo detto carta? Volevamo dire che è una macchia d’inchiostro che si stende sulla Terra (sarà mica una metafora ardita del fumetto stesso? Meta-auto-referenzialità?). Ma no, volevamo dire che è sicuramente così che funzionano i buchi neri: si allargano senza risucchiare l’atmosfera, senza sconvolgere la gravità, senza causare devastazioni nelle faglie sismiche. Sicuramente, vista la consulenza dotta, è verbo incarnato: si spandono, come macchie d’olio sull’acqua, ma senza scendere in profondità e senza turbare i meccanismi della narrazione stile episodio riempitivo di telefilm.
Non che importi: come dice Altan, “Emozionatemi che sennò mi tocca pensare”. E Martin Mystere è morto, no? Quindi è il momento di darci dentro con la retorica e la commozione, distraendo il lettore dal nonsense dell’impianto narrativo con una bella sfilata di amici al funerale. Ma guardate te, Chris Tower, Sergej Orloff, Kut Humi (?). Allora ci sono! Quei tipi che controllano le dimensioni, saltano nel tempo, combattono demoni, salvano il mondo. Ma nessuno di loro sa gestire il buco d’inchiostro a espansione ultra-rallentata e semi-innocua. Così va la vita. O non va, se lo chiedete a Martin.
Poi le cose peggiorano: il buco fa sparire lo strato di ozono, ma il resto dell'aria no e infatti i personaggi respirano (sarà un buco schizzinoso, anzi choosy, che sceglie cosa assorbire? Sicuramente, la Fisica ce lo insegna), il pianeta resta sul suo asse, la gravità resta immutata. Poesia pura. E’ il Nulla di Atreyu e de “La Storia Infinita” che inghiotte lentamente le cose ma nessuno ci fa caso: ci sarà mica Ende tra i rigorosi consulenti scientifici?
Ma la fantàsia non si ferma mica qui, perché dopo che la Terra (e solo quella) è stata inghiottita (con altre scene strappalacrime di gente che si suicida evitando di mettersi la protezione solare), ecco che gli astronauti-ex-machina salvano capra e cavoli trovando il nemico naturale dei buchi d’inchiostro: sbarre di materia più densa dei buchi neri! Ma come, trasecoliamo: non è mica la densità assoluta a caratterizzare i buchi neri? Si vede che nel tunnel tra qui e il Gran Sasso ci sono più cose di quante la filosofia di Orazio ne contempli.
Gli astronauti prendono questi lingotti (saranno mica gessetti? Carta assorbente a cubetti?) e li buttano nel buco nero, alle cui forze (ma allora esistono!) sopravvivono, perchè sono più densi. Ma, se la logica non è finita nel cesso anzi nel buco, non sarebbero allora questi lingotti i veri buchi neri? E se sono così densi, non hanno una attrazione di gravità micidiale? E basta con queste domande sulla scorciatoia disperata, la storia deve finire fra poche pagine!
Come in tutti i futuri alternativi già visti sette miliardi di volte, il balzo nel tempo permette di tornare nel presente e sventare quel futuro sgradito (ma chi lo dice qual è il presente? Deve essere per forza il 2010? Non poteva essere il 1997?). Martin risponde al telefono e così facendo evita di essere stirato dal taxi, usa la sua pistola magica quasi-unica-salvo-quando-ne-saltano-fuori-interi-magazzini-ricolmi per spegnere l’inchiostro prima che tracimi sull’Europa e occluda il tunnel Gelmini-Gran Sasso, ci regala un flashback inutile e tutti festeggiano per un pericolo che non sanno di avere scampato perché loro la storia non l’hanno letta (fortunati).
Non è finita: non c'era spazio per rendere credibile la storia, ma per il fumo negli occhi che poi farà innalzare gli osanna alla "storia impegnata" (due pagine su duecento), arriva il trionfo della consolazione consolatoria e della riflessione sociale da bar (che non c’azzecca nulla, ma era già lì): ed ecco anche che il malvagio e bieco poliziotto razzista si rivela un tale stereotipo da essere anche incredibilmente stupido e senza avvocato, visto che nel bel mezzo del processo si esibisce in omicide invettive razziste che lo farebbero condannare anche se avesse l’entourage di legulei parlamentari di Berlusconi a difenderlo.
E così la bontà e la giustizia trionfano nella fiaba fantasy, con buona pace della realtà, dove i malvagi non si auto-denunciano in tribunale e i buchi neri a orologeria non esistono.
Ma dopotutto, chi di voi ne ha mai visto uno? E allora state zitti.