domenica 1 giugno 2014

[Recensione] Martin Mystère n.332, "Il risveglio di Tiamat"


Martin Mystère n.332, "Il risveglio di Tiamat"
Storia di Paolo Morales
Arte di Paolo Morales e Fabio Grimaldi


Storia

Diretto seguito di “Orrore tra i Sumeri” (Martin Mystère nn. 126-127) del 1992, storia che vanta il primato di essere l’unica mai scritta da Ade "Lazarus Ledd" Capone per il BVZM e l’ultima ristampata sulla rimpianta collana TuttoMystère, questo Il risveglio di Tiamat è la seconda produzione di Paolo Morales in edicola dopo la prematura dipartita dell'autore.
Ma se la prima, Gli abitatori del sottosuolo (Martin Mystère n.327), si era rivelata essere un convenzionale fumetto di sola azione che disattendeva le premesse del suo preludio per sviluppare un complotto improbabile, questa volta il sequel viene messo a profitto per ampliare la mytologia della serie.

Anche Il risveglio di Tiamat presenta lo schema tipico della maggioranza delle sceneggiature di Morales: il prologo con morti misteriose in una qualche località esotica (per il pubblico italiano); la sequenza statica con un monologo dedicato all'argomento dell'albo; la presentazione della bella archeologa/scienziata di turno; le conseguenti frecciatine fra i coniugi Mystère (e la consueta scena di sesso che rinsalda la coppia, a dimostrazione che si può essere “giovani” in ogni momento, anche se nel mondo non di fantasia tale mentalità ha portato più danni che benefici); altre morti misteriose; lo scatenarsi della minaccia; il viaggio nel Paese esotico e la presentazione degli altri "compagni di sventure", solitamente modellati su quelli dei kolossal hollywoodiani; il profilarsi dell'Apocalisse; la sconfitta del Mostro; la chiosa finale con la morale (solitamente riassumibile in "vivi e lascia vivere").

In questa occasione, però, delle classiche figure Moralesiane sono presenti solamente lo scienziato buffo "preso dai film di Spielberg" (cit. Leo Ortolani), Mirzà, e il mussulmano ortodosso, Farid, i quali in questo caso formano una "strana coppia" stereotipata ma riuscita. Non manca anche il vegliardo detentore di un’antica tradizione (qui la resurrezione dell'āšipu), mentre alla bella archeologa viene riservato un ruolo leggermente diverso dal solito: anziché accompagnare Martin per tutto l'albo, la donna (la dottoressa Margot Jordan) scompare inaspettatamente verso metà albo, per ritornare solamente nel finale come nemica, vittima della possessione della dea Tiamat.
A fare da spalla a Martin troviamo l'ispettore Travis: è una prima scelta insolita, che ricordiamo solamente nel citato prequel di Capone, in Cassandra di Mignacco-Castelli e nel gigante La sindrome di Matusalemme di Castelli. Sempre più curiosamente, la caratterizzazione di Travis si discosta dal serioso, e spesso cupo, ispettore visto nelle precedenti storie di Morales, per degenerare nella versione deformed di Get a Life!, alias il famigerato DoppioTì. Se non avete mai letto le avventure di costui, benedette dallo stesso Alfredo Castelli, ve le proponiamo online nell’elenco a questo indirizzo, ma vi ricordiamo che esiste anche un’edizione cartacea di ben due di esse (“Il teatrino della memoria corta” e “Incubo nei cieli”), come riportato anche sul sito Bonelli.
In Il risveglio di Tiamat, l’ispettore Travis, non pago di essere stato coinvolto arbitrariamente nell'azione (non si capisce perché debba essere proprio lui ad accompagnare Margot all'estero, in barba a tutte le giurisdizioni), per tutta la storia, anche durante momenti più o meno drammatici, si produce in una serie di battutacce degne dei "personaggi buffi" dei film di Michael Bay. E’ gustosamente balzano vedere Travis fare battute sulla cacca (pag.126), oltre che inusuale per lo stile della serie, coerentemente con la "voglia di leggerezza" del recente Morales; nella mischia entra anche la coppia da avanspettacolo di Farid e Mirzà, che contribuisce non poco a sdrammatizzare la vicenda.

Questa propensione a non prendersi sul serio, rivelatadall’autore ai tempi del trentennale, segnava un netto cambiamento di rotta rispetto alla precedente gestione che prevedeva il dramma a ogni costo, quasi in modo paradossale. E’ facile riscontrarla nelle ultime prove di Morales, caratterizzate da una crescente improbabilità e bisognose di una elevata sospensione dell'incredulità. Senza bisogno di scomodare l’Orizzonte degli Eventi, si possono citare la fortuita infiltrazione di MM nel party blindato di Progetto cyborg, il traffico di vite umane raccontato dal cattivo per mezzo di diapositive ne Gli abitatori del sottosuolo, o la (strumentale!) commedia degli equivoci che chiudeva Il tesoro di Didone.
Se normalmente il “mystero” convenzionale ha sempre avuto scarsa presa su Morales, Il risveglio di Tiamat invece ripropone il tema dei culti sumero-babilonesi di Marduk e Tiamat, confermando la sua predilezione per i classici delle mitologie mediorientali, dalla Regina di Saba alle piaghe d'Egitto, passando per il Necronomicon di Abdul Alhazred e gli intrighi del Mossad. Da appassionato di simbolismi quale Morales era, il serpente e il cerchio sono in questo caso la figura più adatta per rappresentare la chiusura di un ciclo, e ci pare che questo albo sia proprio il commiato del miglior Morales, del narratore che abbracciava il passato mysteriano e lo utilizzava in modo spontaneo per guardare avanti.
In questo albo, infatti, Morales prende il paletto fissato da Capone nella remota storia di ventidue anni fa (trasformati in “alcuni anni” dalla redazione) e lo espande sapientemente, raccontandoci retroscena che non conoscevamo e che derivano dalla "vera" mitologia (presumibilmente con l’aiuto di Carlo Recagno, come Morales aveva spiegato quando la storia era ancora in lavorazione).
Così, quando ci racconta dell'eterna sfida fra Tiamat e Marduk, ci racconta contemporaneamente la storia dell'Uomo (Uomo contro Donna, Figlio contro Genitore, Creatura contro Creatura, dato che Marduk è "maschile" e Tiamat "femminile", Marduk è "figlio" di Tiamat ed entrambe sono due creature che vogliono sopravvivere) e quella della serie (con tutte le sue diramazioni).
Perché la guerra senza tempo fra le due creature di puro Male (due Grandi Antichi di generazioni diverse o, come ipotizzato in mailing list, una divinità primordiale e una secondaria, o forse entrambe le cose) non può che rammentare l'assurdità dell'altra guerra senza tempo, quella fra Atlantide e Mu, fondamento della serie ("anche se avevano altri nomi e svolgevano altre funzioni, all'epoca... i miti si evolvono [...]", dice Sana'I a pag.113) e quindi l'assurdità di tutte le guerre.
E perché l'energia primordiale costituita dai Cento Me, un male che si propaga da persona a persona, richiama in modo molto forte l'immagine lasciataci a suo tempo dal Male sclaviano (Dylan Dog n. 51), forza negativa che sempre prevale e dalla quale non è possibile sfuggire se non per pochi prescelti. E chi altri può essere uno di questi pochi se non l'eroe/protagonista/eletto/Terzo Occhio/probabile Campione Terrestre Martin?
Il finale dell'albo, in realtà, con la rinascita di Margot suggerisce che sia la persona comune quella veramente dotata della possibilità di fare la cosa giusta: è la classica morale, che funziona in quanto morale per definizione. Tuttavia, a ben vedere, nel corso della vicenda Margot non fa altro che essere posseduta, perdere i sensi ed essere immersa nel liquido rigenerante. Martin, invece, è un "uomo eccezionale" (come afferma pure Mirzà a pag.98) ed è lui ad accedere alla propaggine del Mondo del Sogno ove incontra Sana'I. La camera rigenerante, poi, con le sue particolari peculiarità, pare fatta apposta per fornire un'ulteriore alternativa a disposizione dell'autore che volesse risolvere una volta per tutte la secolare questione dell'età del protagonista. Per auto-citarci ancora, alla correlazione fra il ritorno di Marduk, la cosmogonia dualistica dell'universo mysteriano e il ruolo "salvifico" di Martin avevamo dedicato parte della nostra "Storia Segreta del Mondo</url> (in particolare la seconda e la terza parte) e ci ha fatto molto piacere ritrovare certi elementi in una storia di Morales.

Sempre nelle “cifre” dell’'autore, e scendendo più nello specifico, si nota una certa forzatura in alcune situazioni. Travis, il quale è pur sempre un ispettore di polizia di NY e non un federale con competenze internazionali, svolge un viaggio in Iran su semplice richiesta della Jordan, senza contare che in Iran la giurisdizione passa al commissario Abbar (i cui agenti si fanno ovviamente sfuggire la protetta). Morales deve essersene accorto a cose fatte, e forse per questo motivo da quel momento Travis, diventato inutile ai fini della trama, si trasforma in un elemento comico. 
Deludentemente, la "furia degli elementi" che si scatena su tutta l'area dell'antica Mesopotamia (pagg.104-105) non ci viene mostrata in modo esaustivo, ma viene solamente relegata al telegiornale, in un dejà vù da disaster movie televisivo.
Il ruolo "salvifico" di Martin e del Mondo del Sogno rientrano nell’ambito del deus ex machina, ma come la serie ci ha insegnato, l’alternativa è ormai solo quella di avere Martin semplice spettatore,per cui è meglio non lamentarsene. Inoltre, come ricorda il sagace articolo di Castelli in appendice al fumetto, c'è un che un metanarrativo in tutto ciò che è epico, e quando mitologia "storica" e serialità del fumetto si fondono con naturalezza non si sta facendo altro che aggiungere un tassello a quella grande soap opera che è la Storia (se ci passate la poetica espressione).
Il meccanismo utilizzato da Martin e soci per accedere al Mondo del Sogno si basa su una scienza “di confine”, o “fringe science”, come si direbbe in inglese: si tratta di un ritorno alla più pura tradizione Castelliana dei primordi, quella che mescolava l’elemento mysterioso dell’autocombustione alla spiegazione scientifica collegata a esperimenti di quel precursore transumano che era Mr. Jinx. Certo, al giorno d’oggi, dopo i telefilm The X-Files ed eredi, è difficile avere la stessa carica di originalità del lavoro di Castelli, e infatti la tecnica usata nel caso in questione è ormai stratificata nell’immaginario comune e notissima al grande pubblico grazie a telefilm come Fringe, ma comunque si tratta di una scelta narrativa importante, che si spera stimoli gli autori a riprendere il tema delle tecnologie avveniristiche e a rilanciarlo, tornando a fare di Martin Mystère una serie vivacizzata dalla curiosità per il potenziale delle nuove idee in circolazione.
 
L’arte
 
Ottimo il lavoro svolto da Fabio Grimaldi, ancora una volta a fianco del Morales disegnatore. Il duo conferma uno stile ligne claire "all'americana" in grado di conferire una costante espressività ai vari personaggi e una profondità di campo sempre attenta. Ottimi gli sfondi, che dovrebbero essere opera proprio di Grimaldi. Ci si augura che l’autore rimanga nello staff mysteriano anche "a solo".

La copertina di Giancarlo Alessandrini mette in scena una Tiamat poco somigliante a quella mostrata nel fumetto, ma nel complesso il gioco di colori orchestrato da Alessandro Muscillo e il Martin in posa da eroe offrono un disegno godibile.

Da segnalare come i risguardi interni siano firmati Carlo Velardi (sviluppatore dell'App per IPad dedicata a MM).

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