venerdì 21 giugno 2013

[Recensione] Martin Mystère n. 327, "Gli abitatori del sottosuolo"

Martin Mystère n. 327, "Gli abitatori del sottosuolo"
Giugno 2013

Testi di Paolo Morales
Arte di Roberto Cardinale e Alfredo Orlandi

Trama

Un video pubblicato sulla pagina Facebook di Aaron, il produttore de “I Mysteri di Mystère”, mostra il cadavere di un umanoide rinvenuto in Congo e dotato di caratteristiche assai inusuali: a Martin basta uno sguardo per riconoscere in quella creatura un rappresentante dei mostruosi esseri che aveva incontrato nelle profondità di una miniera austriaca e che discendevano da un gruppo di nazisti, mutati nel corso di quattro generazioni per adattarsi a vivere in un mondo sotterraneo. Com’è possibile che uno di quegli “abitatori del sottosuolo” sia stato ritrovato nel remoto Congo?
Grazie al supporto di Diana, di Travis e di un collega austriaco di quest’ultimo, il Detective dell’Impossibile inizia ad indagare sul caso: le sue mosse mettono in allarme Ludwig Meidner, l’amministratore delegato di una holding internazionale priva di scrupoli, che non esita a ricorrere all’inganno, alla corruzione ed all’omicidio pur di mantenere segreta la mysteriosa fonte da cui trae i propri guadagni.
Martin e Diana mettono a repentaglio la loro stessa vita pur di svelare la verità: una pericolosa killer al soldo di Meidner cerca più volte di uccidere Diana, che può però fare affidamento sull’aiuto di un provvidenziale angelo custode, l’ex maggiore dell’esercito russo Olga Petrovna.
Nel frattempo, il Detective dell’Impossibile riesce ad introdursi furtivamente nella miniera degli “abitatori del sottosuolo”, che è ora sottoposta al controllo della holding di Meidner; per sfuggire alle guardie del complesso, Martin è però costretto a trovare rocambolescamente rifugio in un aereo diretto verso il Congo. Dopo aver effettuato un lancio d’emergenza con il paracadute, il Detective dell’Impossibile cerca di sopravvivere nella giungla africana nonostante abbia subito gravi ferite alle gambe e potendo contare unicamente sul sostegno di un giovane “abitatore del sottosuolo”, con cui riesce a stringere un forte legame.
Al termine dell’indagine, Martin e Diana scopriranno gli orrori cui possono giungere gli uomini in nome del denaro e della sete di potere, ma troveranno anche conforto e speranza nella consapevolezza che un rapporto autenticamente sincero può nascere persino tra esseri che appartengono a mondi diametralmente opposti.

Recensione

Storia postuma di Paolo Morales che ripropone gli stilemi dell'autore, "Gli abitatori del sottosuolo" presenta un titolo curiosamente generico che non sembra cogliere il punto della storia: gli "abitatori", infatti, svolgono un ruolo di servizio, comparendo assai raramente in modo diretto nella storia (con l'eccezione del singolo "abitatore" che però si disperde in una sottotrama non funzionale alla storia).
Un flashback abbastanza dettagliato racconta come gli "abitatori" siano stati studiati e sfruttati, ma sorvola sul possibile enigma delle loro origini, che sarebbe stato materiale "impossibile" molto adatto per questo fumetto: in settanta anni, un gruppo di persone sepolte sottoterra non si evolve in una specie di mostri completamente diversa, ma muore e basta. L'accenno alla radioattività e al batterio offre uno spunto per una spiegazione, che però viene tralasciata in favore di altre sottotrame non funzionali, ma concentrate sui topoi prediletti dell'autore, come per esempio l'assassino/a perverso e incontenibile, il deus ex machina che salva la situazione buttando l'assassino dalla finestra, il ragazzo problematico che nonostante tutta la sua mostruosità è "buono". La strada scelta richiama film come The Descent (col suo recente seguito, The Descent 2), dove compaiono analoghi abitatori del sottosuolo che magari hanno ispirato quelli del fumetto. Altro riferimento, questa volta più palese, è il film The Cave, dove, in un contesto di grotte sotterranee rumene, vengono presentati mostri evolutisi da semplici esseri umani giunti sin lì dopo la Seconda Guerra mondiale: in quel film, però, la tesi del batterio capace di riscrivere e adattare il DNA degli ospiti viene esposta con chiarezza. Può darsi che questo albo non osi fare altrettanto proprio per non rendere le due vicende troppo simili.

La storia non è definibile come mysteriosa, ma piuttosto avventurosa, alla James Rollins. O, in alternativa, è strutturata come il classico film d'azione holliwoodiano: inseguimenti, pestaggi, sparatorie, agguati, complotti di multinazionali, tono superficiale e buonista, eccetera, in una cornice leggermente fantascientifica, per mancanza di un termine migliore. Una narrazione scorrevole, che permette di concludere l'albo in 20 minuti, una doppia trama con incalzanti scene d'azione che non danno il tempo di prendere fiato e numerose risoluzioni inattese e miracolose che salvano sia Diana che Martin, per convergere in un finale adeguatamente consolatorio.
La vicenda funziona bene come narrazione d'intrattenimento, riducendo la presenza di Martin Mystère, che viene confinato a una sottotrama in cui non ha modo di indagare e ricostruire i fatti, compito che spetta infatti all'AD corrotto a fine storia. La costruzione accorta della trama permetterebbe con qualche accorgimento di adattare la stessa vicenda a un altro personaggio Bonelliano, dai contemporanei Dylan Dog (molto adatto per trattare l'orrore sociale moderno) e Dampyr allo stesso Nathan Never (dove le multinazionali malvagie tipiche della narrazione di Morales sono sempre a casa loro).
Il tema sociale richiama da vicino l'approccio di Alfredo Castelli negli albi storici (vedi per esempio "Il presagio"), ma in questo albo viene gestito velocemente in poche pagine della sequenze finali, mentre Castelli preferisce approfondire e dissertare sull'argomento per buona parte del fumetto, vincolando al tema gran parte della storia. L'impostazione super avventurosa e frenetica si rifà invece alle opere di Francesco Prosperi, della stessa epoca (senza gli elementi alla Peter Kolosimo). Per finire, la quasi totale contemporaneità di eventi, con riflessione "emo" su rapporti personali e ingiustizie sociali, rimanda ai lavori in stile Dylan Dog che Claudio Chiaverotti aveva proposto in tempi di poco successivi sulla collana di Martin Mystère.
La gestione dei personaggi storici della serie oscilla tra un Martin molto generico (in quanto sostituibile con altri eroi Bonelli, come notato prima) e la coppia Diana/Travis caratterizzata a volte in modo chiaramente parodistico: Travis sfiora la crisi esistenziale adolescenziale per aver letto il messaggio di un cioccolatino, mentre Diana è quasi costantemente arrapata, tanto da chiederci se sia il caso di fare una visita di controllo.
Anche il cattivo di turno viene sbeffeggiato con una raffigurazione manichea e nello stesso tempo macchiettistica: alla conclusione della storia, visto che nessuno ha scoperto il suo piano totalmente malvagio, è infatti costretto lui stesso a indire una conferenza per presentarlo, con tanto di spiegone e diapositive.
Il mystero risulta sensibilmente assente, distaccando la storia dall’universo di Martin Mystère per darle una valenza molto più generica (come detto prima, potrebbe comparire facilmente in altre collane), sebbene il legame di continuità con Martin Mystère n. 305, "L'ultimo convoglio" sia ovvio. Considerando l’uso strumentale dell’assassina, che resta senza un passato o motivazioni particolari, come anche la presenza forzata della deus ex machina di Olga, si ha l’impressione che 160 pagine bimestrali non siano l’ideale per questa impostazione che si è deciso di dare a Martin Mystère (più azione e meno documentazione/ricostruzione storica/mystero): sarebbe meglio tornare alle solite 100 pagine, per non costringere gli autori ad “allungare il brodo” con situazioni “emozionanti” sempre meno probabili. Questa stessa impostazione, dove la “scoperta” in senso classico viene sostituita da avventura e azione di intrattenimento immediato, è anche ciò che rende questo genere di albi del nuovo corso assai dimenticabili, il che purtroppo non spinge a una rilettura per riscoprirne le idee che li caratterizzano, come avviene invece ancora oggi con i già citati albi storici della serie.
Le rubriche forniscono l'impianto storico-economico che ai vecchi tempi sarebbe stato integrato nell'impianto del fumetto vero e proprio, cosa che dava a Martin Mystère l'occasione di essere il solito "se stesso" e lanciarsi in un excursus efficace sia narrativamente che visivamente.
Non c'è mystero neppure nelle rubriche, ma va riconosciuta ad Alfredo Castelli l'opera di integrazione e compensazione. E' un peccato che con albi di 160 pagine non si riesca a bilanciare maggiormente fumetto e documentazione, visto che l'azione e gli inseguimenti e le sparatorie si trovano in molti altri fumetti/telefilm.

Nota a margine: nello spazio disponibile, sarebbe stato possibile sfruttare l'idea di "evoluzione guidata dalla necessità quantistica" descritta proprio da Rollins, per spiegare la già citata genesi impossibile dei "mostri" in soli 70 anni.

La componente artistica di Roberto Cardinale e Alfredo Orlandi si adatta brillantemente all'impostazione avventurosa e leggera della storia, sfornando come sempre tavole con una visione "personale" che sono una boccata d'aria fresca nel panorama Mysteriano dove imperano i cloni di Alessandrini. I personaggi principali hanno smesso ormai di dimostrare la loro età anagrafica, ma è inevitabile, sia per l'impostazione delle storie sia perchè il pubblico sembra volere questo e non il mystero, se i commenti in rete sull'arte tipo fanservice (!) sono statisticamente significativi.


PARLIAMO DI NOI

E' in linea da pochi giorni l'episodio n. 18 di Get a Life!, con la storia esplicativa che avevamo promesso per Martin Mystére n. 325, "Voci dal passato" (2013).



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